Nona lezione di Magia. Ora et labora.

Prima dei video…….

“Ora et labora”. Questa era una locuzione che le suore dell’oratorio, dove trascorrevo i miei pomeriggi da ragazzina, ripetevano spesso, e infatti ci facevano pregare e lavorare, la preghiera poteva essere recitata o cantata, ma consisteva sempre in una supplica a Dio, poteva chiedere l’aiuto per il mantenimento della fede nei nostri cuori, poteva esaltare la Gloria, poteva invocare l’indulgenza o la comprensione. Il lavoro si esplicava tra cuciti, ricami, l’accudimento dei più piccoli, pratiche ispirate all’ordine e alla pulizia, e poi ricreazioni, canti e balli spensierati.

Ci dicevano spesso che non bisogna stare senza far nulla perché l’ozio è il padre dei vizi, e dovevamo imparare diverse attività perché nella vita tutto serve, “Impara l’arte e mettila da parte”, esclamavano Suor Anna e Suor Gilda ballonzolandomi l’indice davanti al naso.

Che l’Amore accompagni tutte queste suorine che per diversi anni hanno regalato, a me e alle altre giovani del mio paese, lunghi momenti di condivisione, affetto e gioia.

L’influenza che il Centro Parrocchiale, durante la mia giovane età, può aver avuto su di me, non mi ha impedito di dirigermi verso scelte di tutt’altra origine in età adulta, e di giungere ad una formazione che include ora considerazioni abbondantemente descritte in più articoli di questo blog, che per la maggior parte si distanziano dalle conclusioni cristiane.

Anche i concetti di “Preghiera” e di “Lavoro” pertanto hanno per me mutato completamente l’aspetto e il significato.

La preghiera rimane una pratica importante, ma non deve esplicarsi in una supplica.

Paragonando Dio ad una fiamma, l’essere umano è una parte di quella fiamma. Le due porzioni non si possono dividere, non c’è separazione, questo è solo un paragone che dimostra la quantità e le parti che la compongono.

Allora chi preghi? ci sei tu in quel qualcosa che stai pregando! perché chiedi come se ti rivolgessi a qualcuno separato da te? e dopo aver pregato che fai? speri? cosa speri? che quel qualcuno sia tanto magnanimo da farti la grazia? ma sei tu quel qualcuno!

Certo fino a quando non si riesce ad aprire la mente e a verificare che anche la scienza ormai dimostra tale verità, non si riuscirà mai a pregare nel giusto modo!

La preghiera dev’essere una nostra creazione,

se dentro di noi c’è la consapevolezza di essere Maghi, non chiediamo, creiamo ciò che vogliamo. Questo concetto non è blasfemo, è Dio che vuole questo da noi, è la legge del Tutto nel Tutto, è per questo che siamo dotati di libero arbitrio,

Dio, la Grande Madre, la Fonte, non viene in nostro aiuto nella sofferenza, quando raggiungiamo la coscienza cristica tutto diventa molto chiaro, e capiamo che siamo noi a dover agire perché ne possediamo la capacità.

La fiamma osserva le sue parti come una madre osserva il suo bimbo che impara a camminare.

L’essere umano non è una creatura impotente che deve sperare in un benevolo intervento divino, è il co-creatore del Tutto, la dove nel Tutto è compresa la propria vita terrena.

Quando preghiamo dicendo “Dio ti prego fammi questo o quello” significa che nel presente noi siamo privi di questo o di quello. Molte volte ho già parlato di come agisce il nostro cervello, e ricordo che esso registra ciò che proviamo, per cui se siamo convinti di non possedere ciò che stiamo chiedendo, esso incorporerà l’idea che non lo possediamo.

La fisica quantistica si definisce “La fisica delle possibilità”, perché a livello energetico esistono tutte le possibilità, il cervello registrerà quella che io sto dando per certa, e cioè che non posseggo quello che sto chiedendo.

Risvegliamo il Mago.

Impariamo a pregare affermando la nostra decisione, visualizziamo l’evento come già avvenuto, la maggior dedizione deve essere nella gratitudine.

Perché sono grato? perché possiedo il potere di materializzare gli eventi! quale meraviglioso dono!

Visualizziamo! questa è la nostra creazione, che non deve mai mancare ogni volta che desideriamo.

Questa è la giusta preghiera!

Ben diverso dalla recita speranzosa alla quale siamo abituati. Non dobbiamo dimenticare che il pensiero crea la realtà e l’intento è il nostro potere più grande.

Entriamo nell’Amore e visualizziamo i nostri intenti mentre preghiamo, è certo che qualcosa accadrà.

A questo proposito, per l’ennesima volta, voglio evidenziare un caposaldo della mia filosofia, che è quello di non nutrire mai intenti diretti ad altre persone, che siano buoni o cattivi, non si interferisce sul percorso di un essere umano, a meno che non ci venga chiesto direttamente dall’interessato, neppure per una guarigione. Se poi si trattasse di intenzioni malvagie ricordiamoci che le frequenze ci tornano indietro.

 

Per quanto riguarda il lavoro, esso non deve rappresentare la mia unica possibilità di sopravvivenza.

Oggi si lavora per ottenere dal sistema uno stipendio che gli restituiamo per poter sopravvivere. Conduciamo, per una vita intera, un lavoro che non ci appassiona per poterci permettere ciò che crediamo necessario e di cui invece potremmo fare a meno. Abbiamo creduto alle balle che il lavoro nobilita, che la vita è fatta di sacrificio, così pieghiamo la testa e andiamo avanti.

Il lavoro non è questo, è vero che esso nobilita, ma quando è creatività, quando è attività che rispecchia la mia dignità e il mio talento, quando in quel fare io esprimo il mio essere, e ci metto la passione, l’anima mia è li, ammanta la creazione e lo svolgimento dell’opera.

E’ ovvio che devo essere ripagato, se nella mia Era le mie necessità dipendono dal denaro, chiederò denaro in cambio, ci sarà il momento in cui sarà tanto, e ci sarà il momento in cui sarà poco, vorrà dire che ondeggerò nelle possibilità del momento, nel Qui ed Ora.

La gratificazione maggiore non deve venire dal risultato del denaro ottenuto, ma dal viaggio, devo trovarmi nella gioia già mentre sto svolgendo l’azione, indipendentemente da quanto mi frutterà.

Per arrivare a sentirmi in questo stato d’essere, dovrò dapprima abbandonare l’attaccamento a tanta materialità, sarà proprio allora che probabilmente mi arriverà anche ciò in cui non osavo sperare.

“…..Il lavoro moderno è una schiavitù, è alienante, non è una cooperazione al dinamismo dell’Universo……l’uomo non è fatto per lavorare in questo senso negativo, è fatto per co-creare, partecipare attivamente e liberamente alla fioritura, alla crescita dell’Universo…..” Raimon Panikkar.

Per tanto, se crediamo in noi, dovremmo fare il possibile per dedicarci all’attività che appartiene al nostro talento, ciò che ci piace, e che spesso ci rendiamo conto di saper fare, senza mai averlo imparato da nessuno, perché è già insito nelle nostre memorie.

Capisco che il momento per un cambiamento del genere non sia favorevole, ma raggiungere tale consapevolezza genera in noi un intento, e quando esso è presente le cose diventano meravigliosamente possibili. Inoltre magari lo teniamo presente educando i nostri figli.

 

La nona lezione di Magia vuole interpretare il concetto “Ora et Labora” = “Visualizza con gratitudine ed esprimiti nella tua appassionata attività”.

La giusta comprensione porterà indiscutibilmente ad un godimento straordinario della vita terrena, la percezione è la stessa di quando ti porti dietro il peso di un dolore sommesso che ti accompagna da sempre, e d’un tratto trovi la soluzione per eliminarlo.

E’ a tutti gli effetti una rinascita.

 

 

 

 

 

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