Se potessi….

Prima del video…….

La realtà è uno specchio, ne parlo proprio qui, è il nostro specchio magico, tra tutti gli specchi che possediamo questo è senz’altro il più importante e risolutivo.

Il mondo esterno non ha potere decisionale su di noi.

Chi o che cosa dovrebbe decidere che oggi mi deve andare bene e domani devo  soffrire? e perché dovrebbe prendere tale decisione? a meno che non si voglia ancora credere al vecchio con la barba seduto su un trono tra le nuvole, l’unica risposta plausibile potrebbe essere il karma. Si, credo anch’io che sia vero, ma è dimostrato che lavorando su di se, su determinate basi, la realtà intorno a noi cambia, migliora, quindi il karma c’entra relativamente, significa perlomeno che non è così determinante in un’unica vita terrena, forse lo dissolviamo in più vite, altrimenti tutto quel marasma non ci permetterebbe neppure di respirare, saremmo già trapassati prima ancora di nascere.

Quindi c’è qualcosa che si può fare per migliorare la propria esistenza, la propria realtà, quella che viviamo ogni giorno, quella che riconosciamo quando ci svegliamo al mattino e ci opprime per tutta la giornata, tanta è l’abitudine ad essere schiavizzati dalla nostra stessa vita che non ci facciamo più caso. Ci siamo adattati, la sopportiamo  con rassegnazione perché tanto sappiamo che così è e non può essere differente. Siamo così convinti che non ci siano altre possibilità che quando al mio corso chiedo di esporre i propri desideri nessuno sa cosa dire, perché figurarsi se andiamo a pensare che ci piacerebbe essere una Julia Roberts o l’Osho di turno, o ancora, l’inventore dell’automobile volante.

Tutto da rifare, dobbiamo capovolgere le nostre convinzioni. Finchè penseremo di essere limitati lo saremo. La realtà è uno specchio e non può che riflettere ciò che siamo.

Ecco chi decide per me la felicità o il dolore, il benessere o la sofferenza…..sono io.

Io che rifletto la mia immagine di povero sfigato squattrinato, senza lavoro, tapino e solo, oppure io che mi rifletto nell’abbondanza, amorevole, gaio e sereno.

Ciò che desidero essere lo posso diventare, a piccoli passi, furbescamente, perché devo ingannare la mia stessa mente che, come una vecchia cornacchia sulla spalla, continua a ripetermi “non potrai mai farcela!”, anche questa è una voce che ormai non sento quasi più perché sono abituata a lei da quando mi sono accorta di avere le orecchie, come un rumore continuo e sgradevole che non cessa mai e al quale dopo un po’ mi ritrovo assuefatta.

Assolutamente inutile continuare a sperare di diventare ricchi, di guarire da una patologia, di garantirci un futuro decente, di poterci godere la pensione.

La speranza non porta a niente, è l’ultima a morire ma “Chi vive sperando muore cagando” ed è verissimo.

Inutile anche ripetersi in continuazione frasi positive del tipo “Voglio diventare ricco”, “So che posso farcela perché la realtà mi risponde”, “Sono ricco, sono ricco, sono ricco” come insegnano oggi tante teorie di maestri che si credono risvegliati e fanno un gran danno rischiando di far andare fuori di testa i propri affiliati. Le affermazioni positive servono, ma devono essere scelte con cura, non dobbiamo dirci stronzate troppo grosse perché il nostro inconscio ci risponderà “Ma che cazzarola stai dicendo?”.

C’è un unico e certo sistema per riuscire, è difficile, a volte sembra proprio impossibile, ma è l’unico, o ci convinciamo che deve essere fatto, con tutto l’impegno che comporta, o non otterremo mai nulla di ciò che desideriamo. Spesso la strada è lunga, la cosa avviene, ma a piccoli passi, quasi non ti accorgi che qualcosa sta mutando, attribuisci tutto al caso, a un colpo fortunato, invece no, è perché tu stai lavorando e lo stai facendo bene, ma se tutto accadesse da un giorno all’altro ci destabilizzerebbe troppo, i nostri circuiti andrebbero in pappa. La natura è perfetta, sa quel che fa.

Il lavoro consiste nel sentirsi già come vorremmo essere. Tutto qui. Non c’è da fare niente altro. Sembra una cavolata astronomica, ma nel momento in cui proviamo a farlo ci rendiamo conto che tanto cavolata non è. La difficoltà sta nel fatto che non basta dirselo, perché la realtà non rispecchia quello che diciamo, ma quello che siamo, quello che ci appartiene, che costituisce la nostra totalità, sostanzialmente ciò che crediamo di essere, perché il nostro cervello non riconosce la realtà dall’immaginazione, esso dà per scontato che se proviamo una certa emozione ci deve essere la motivazione corrispondente che la causa. Per cui se provo paura farà in modo di attirare a me cose che mi spaventano, se provo Amore, mi circonderà di motivazioni che lo giustifichino.

E’ necessario sentire di essere ciò che vogliamo. Comportarci il più possibile come se fossimo già in quella situazione, sentire dentro di noi di vivere in quella maniera. Facciamo qualche esempio:

Abbiamo detto di partire da contesti di minore importanza, altrimenti la nostra mente ci rema contro, quindi non andiamo a visualizzare di possedere una Ferrari, supponiamo di voler aumentare le nostre entrate perché viviamo in condizioni economicamente limitate. Ok, facciamo un bel lavoro su di noi e cerchiamo di convincerci che guadagniamo abbastanza per permetterci una vita più agiata che comprenda qualche viaggetto che ci piacerebbe, degli abiti più alla moda, e finalmente un’auto nuova, ma quando andiamo a fare la spesa compriamo solo tre x due, ci accontentiamo di qualità più scadenti perché le altre costano troppo, la prima cosa che guardiamo è il prezzo, se facciamo un’offerta a un mendicante non gli diamo più di 20 cent, è già da un pezzo che abbiamo bisogno di scarpe nuove ma rimandiamo sempre al prossimo mese, rincorriamo esasperatamente la promozione telefonica più economica.

Finchè mi comporto in questo modo significa che dentro di me io mi sento povera, nel mio inconscio c’è la considerazione della povertà, se ogni volta che devo spendere dei soldi miro al risparmio vuol dire che non posso permettermi di spendere. Chi è padrone della ricchezza non guarda mai il prezzo, non si chiede quanto costerà, se lo vuole lo compra e basta. Quindi ripetiamoci “Io posso permettermi di spendere, perché so che ho sempre i soldi che mi servono quando mi servono“, e intanto godiamo qualche volta di una piccola spesa in più, anche per qualcosa di superfluo, ovviamente senza cadere nel vizio dello sperpero, ci sono limiti che il buon senso suggerisce e che è meglio non varcare, ma il denaro non deve rimanere fermo in banca per anni, deve fluire, deve essere usato, deve scorrere come l’acqua di un fiume, in questo modo ci sarà sempre un ricambio, se no ammuffiscono le sue peculiarità. Chi vive da avaro vive da povero.

Il metodo ovviamente vale per tutto, siamo malati? vediamoci guariti, stiamo conducendo un lavoro che non ci piace? consideriamoci in un altro, soddisfatti ed appagati. Lo so che quando si sta vivendo una situazione difficile sembra impensabile sentirsi in tutto e per tutto nella condizione contraria, ma questo è il sistema, perché la legge dello specchio è una legge universale e funziona così, riflette sempre ciò che siamo.

L’esempio ci viene dallo specchio materiale che abbiamo in casa, esso riflette sempre la nostra figura come si presenta, non come vorrebbe essere. Allo stesso modo funziona lo specchio magico, e per quanto sia difficile mettere in pratica il giusto comportamento, è già un privilegio averlo capito.

Abituati a vederci affogare nella cacca è spontaneo prevedere di non uscirne e affondare sempre di più come nelle sabbie mobili, questa è la fatidica preoccupazione. La preoccupazione è la causa del nostro perpetuo affogare.

 

 

 

 

 

 

 

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3 risposte a "Se potessi…."

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