Guarda! io sono più alto di teee!

Prima dei video…….

Ci avete mai pensato? dover dimostrare di essere sempre superiori a chiunque o a qualcosa! Che faticaccia!

Siamo al bar con gli amici e il discorso cade sulla politica, io non ne capisco una cippa lippa e quindi me ne sto zitta, ma poi, quando il dialogo cambia tema e verte su problematiche di ordine sociale, o sull’ultimo fatto di cronaca, devo per forza esprimermi, se no mi classificheranno come la solita casalinga frustrata, introversa e scostante. Quindi, se di tutto ciò di cui stanno parlando io ne so poco o niente, la prendo un po’ alla larga, mi esprimo su constatazioni in generale, ma devo apparire interessata e informata.

Se il mio lavoro è da dipendente e il capo assegna una mansione importante a più colleghi, devo sforzarmi di risultare la migliore per prendere la gratifica, o per far in modo che mi si tenga in considerazione.

Un’amica mi telefona per espormi un suo problema di rilevanza intima e profonda e mi chiede consiglio, mi sento lusingata e, anche se non so assolutamente come mi comporterei al suo posto, perché tra il dire e il fare c’è di mezzo un oceano, le indico molto chiaramente come deve procedere. Mi sento enormemente gratificata poi, quando ella, senza nemmeno sapere se quella strada la porterà verso la riuscita felice della questione o verso la sua rovina, mi ringrazierà con il magone in gola.

Vado a prendere il bambino alla scuola materna e l’insegnante mi dice che è stato l’unico a ricordare tutte le parole della poesia. Niente potrebbe farmi sentire più orgogliosa e, con fierezza estrema, passo tra le altre mamme, con il mio bimbo per mano. In quel momento potrei conquistare il mondo. (Da notare che al bambino invece non importa proprio nulla, il fatto di essere stato il più bravo non lo sfiora nemmeno di striscio se non siamo noi ad evidenziarlo)

Mi fanno i complimenti per la borsetta nuova che sfoggio con celata vanità e subito ammetto di averla acquistata da un marocchino che ne voleva 30 euro, ma ho contrattato tanto finché sono riuscita a prenderla con 15, è in quel momento che la mia coscienza gode con orgoglio, perché sta dimostrando agli altri che sono stata più furba del venditore.

Si congratulano con mio figlio per come è riuscito a superare una dura prova in ambito lavorativo, grazie alle sue idee innovative, al suo intuito, alla sua destrezza. Sono compiaciuta per gli apprezzamenti, ma non credo sarebbe riuscito a tanto senza i miei preziosi consigli, i miei incoraggiamenti, la mia perseveranza a stimolarlo in continuazione e spingerlo fermamente a credere in se stesso. Se non fosse stato per me non ci sarebbe riuscito. Questo non viene riconosciuto, credo che la cosa mi lasci del tutto indifferente, ma allora perché, gira che ti rigira, parola dopo parola, discorso dopo discorso, faccio in modo di esternarlo? non ne sono del tutto consapevole, ma sento dentro di me il bisogno della gratificazione come riconoscenza allo sforzo e quasi senza rendermene conto, faccio in modo che la gente sappia che il merito è mio.

Bisogni malati che abbiamo dentro di noi e che dobbiamo soddisfare ogni giorno. Dobbiamo dar loro nutrimento altrimenti gridano, non la smettono più, è un lamento che possiamo sentire solo noi perché lo abbiamo dentro, ma è insistente, penetrante, assordante.

Perché siamo convinti di dover essere sempre e comunque i migliori? i più bravi, i più intelligenti, i più informati, i più colti, i più tutto? siamo arrivati al punto di farci gestire dalla società, siamo schiavi di questa badante, attenta ad ogni cosa che facciamo, che ci tiene imbrigliati e ci obbliga a comportarci in un determinato modo anziché in un altro, a muoverci in una data maniera, a reagire secondo standard ben definiti, ma quel che è peggio è che queste azioni sono solitamente contrarie a ciò che ci suggerisce il nostro cuore, completamente opposte al nostro impulso animico, così  continuiamo ad emanare frequenze dannose per noi e per gli altri e non saremo mai felici perché non ci esprimiamo secondo la nostra natura.

Iniziamo già da piccoli con un semplicissimo “Non sono stato io!“, mentendo per non ricevere il castigo. Cosa ci fa comportare così? c’è qualcosa di sbagliato nell’educazione che riceviamo se ci induce a doverci creare una copertura, un rifugio difensivo. Questo bozzolo poi diverrà la tana di tutti i nostri mostri, quella parte di Energia che non possiamo mostrare. Essi cresceranno, diverranno adulti, prepotenti e forti, e ci terranno sotto controllo, saremo sempre più prigionieri, dovremo fare quel che ci spingono a fare. Crederemo di farlo per convenienza, per educazione, perché è giusto così, perché lo abbiamo imparato a scuola, per tradizione, perché fa parte della nostra cultura, e saremo convinti, volendo, di poterne fare a meno. Invece non è così, non ci rendiamo conto di esserne dominati, di dipendere da tale condotta e solo il pensiero di agire in modo opposto ci fà rabbrividire perché già immaginiamo a come potrebbe reagire il prossimo. Non siamo mai noi stessi, indossiamo delle maschere, fingiamo, ci adattiamo, sforzandoci di apparire capaci, di sapercela cavare sempre e comunque. Come abbiamo già detto però, allo specchio magico non si può mentire, i nostri mostri, mai portati alla luce, protetti dalla nostra profondità, dal nostro buio e dal nostro silenzio, si ingozzano e sorridono mostrando le loro smorfie orrende alla nostra autostima straccionata, abbattuta e sanguinante.

Fortunatamente la nuova generazione è facilitata, la gente si stà risvegliando, l’educazione sta cambiando, i giovani d’oggi dovranno lottare molto meno contro i programmi e le convinzioni ossessionanti che dobbiamo affrontare noi, gente di mezz’età (parlo per me), educati al senso del dovere, al senso di colpa, alla bella presenza, all’ordine, alla disciplina, alla religione e quant’altro. Ma ancora resiste l’alone di perbenismo e ipocrisia, anima di un’umanità sofferente che in questo caso non può demandare al medico la propria guarigione. Occorre un lavoro su di noi, la responsabilità di trovare il modo per raggiungere la nostra personale libertà. Lavoro difficoltoso ed estenuante, ma non impossibile. Altri, prima di noi, ce l’hanno fatta, possiamo farcela anche noi, un passo per volta, senza stressarci più del necessario, e ci accorgeremo che ogni volta che, in una circostanza qualsiasi, avremo avuto il coraggio di dire a chiunque “Non lo so, non mi interessa l’argomento, non sono informato“, “Non sono capace, per me è troppo impegnativo impararlo“, “Non me la sento, questa cosa è difficile e mi stressa, preferisco non occuparmene“, “Mi spiace per il tuo problema, ma io non sono  in grado di poterti aiutare, non saprei proprio da che parte cominciare“, “Mi sono fatto fregare, ho pagato quest’oggetto più di quanto valesse“, allora saremo rimasti noi stessi, con le nostre paure, le nostre insicurezze, le nostre incapacità che avremo avuto la faccia di portare in superficie, mostrandole, senza ritegno, è così che lentamente moriranno e si farà più spazio per le nostre doti intrinseche che finalmente appariranno e ci meraviglieranno per la loro sfacciata, persuasiva dimostrazione.

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