Zia Pasqualina ospite a sorpresa.

Prima dei video…….

Quando la vecchia zia Pasqualina, l’adorata sorella minore di nonna, ci chiede di ospitarla per qualche giorno, perchè ha bisogno di cambiare aria, la cosa suona più come un’istanza che come una preghiera, ella sa perfettamente che non possiamo rifiutare, che sia  per senso del dovere, o perchè se non lo facessimo saremmo poi sopraffatti dai sensi di colpa, o perchè  nostra madre non ci rivolgerebbe più la parola per i prossimi sei mesi. Voilà, considerata la sventura che ci è capitata tra capo e collo, incominciamo a farci un quadro della situazione.  Non potremo vedere gli amici la sera perchè, che fai la lasci sola? avremo una colazione in più da preparare la mattina, quando già ci scoccia organizzare la nostra, ecco perchè l’abbiamo ridotta ad una tazza di caffè, avremo più panni da lavare e da stirare, e non potremo vedere i nostri programmi preferiti alla TV.  Non ci attenderemmo mai e poi mai un esito positivo da tale circostanza.  Diamo per scontato che la vecchia zia sia noiosa nei suoi discorsi sempre uguali, che sia insopportabile quel suo fastidioso russare davanti alla TV, senza contare poi quel suo continuo osservare attento, quel modo di soppesare e giudicare ogni cosa che facciamo, e quella perenne goccia al naso! che schifo! è odiosa! ma perchè proprio a noi?

Non ci sfiora neanche per un momento l’idea che la sua presenza potrebbe arricchirci, che forse vale la pena conoscerla meglio, potremmo imparare qualcosa da lei, dai suoi racconti, dal suo modo di esporre i ricordi. Se la invitassimo a parlarci di se, della sua vita, delle sue acquisizioni, potremmo anche scoprire che alla fine a noi sono  rimaste solo le briciole di quell’antico addestramento alla vita, duro e amabile insieme, perchè ai nostri tempi è stato inquinato da una scuola domatrice, esaminatrice e reprimente, e da una società accogliente e confortevole con chi è disposto a diventare schiavo del sistema.  Potremmo finalmente spiegarci, ad esempio, il motivo di quella situazione difficile, che si creò nella nostra famiglia quando eravamo bambini, e che non eravamo mai riusciti a comprendere, o la zia, nella sua sorprendente semplicità, potrebbe darci la soluzione ad un problema che non sapevamo come risolvere, perchè ella lo ha già affrontato più volte e lo conosce benissimo, oppure ancora, per riceverne una gratificazione, le farà piacere rammendarci quei calzini che attendono da mesi nel cestino del cucito. Spesso diamo per scontate condizioni e conseguenze senza neanche provare a vivere il contesto per cui le consideriamo. Mi è capitato di incantarmi ascoltando le parole di un vecchio, di chiedermi come sia potuto accadere tutto ciò che mi ha raccontato, eppure vedevo la verità nei suoi occhi mentre mi narrava cose che mi sembravano impossibili. Non me ne accorgevo, ma stavo già imparando qualcosa, solo il fatto di meravigliarmi mi stava facendo crescere.

Finite le ferie zia Pasqualina se ne andrà, se l’avrò sopportata, ritenendomi obbligata, sarò euforica perchè finalmente avrà tolto il disturbo, ma resterà, nel mio inconscio,  il ricordo della rabbia e del disappunto provato in quei giorni. Magari avrò fatto in modo che il cane le saltasse addosso quando stava per addormentarsi sul divano, oppure avrò cucinato sempre il cibo a lei più indigesto e sgradito, oppure ancora avrò pagato gli inquilini al piano di sopra perchè facessero un gran casino la sera, proprio nell’ora in cui lei solitamente si corica. Tutto questo per spronarla ad anticipare il suo ritorno a casa, perchè ciò che credo, e ne sono fermamente convinta, è che zia Pasqualina è, e resterà, una rompiballe che è meglio non avere tra i piedi.

Magari è vero.

O magari no.

Spesso serve mettere in dubbio le nostre convinzioni. C’è un’altra possibile realtà che potrebbe prospettarsi, nel caso fossimo disposti a coglierla, ma occorre essere pronti a guardare tutta la faccenda da una nuova angolazione. Pensiamo a zia Pasqualina  valutandola con la nostra testa e soprattutto con il nostro cuore, eliminando tutti gli elementi che conosciamo di lei, che sono incollati alla sua persona da anni e considerati ormai, dall’intera famiglia, un suo prolungamento.  Osserviamo questa attempata signora che, vista l’eta avanzata, porta sicuramente con se un bagaglio culturale, indicazioni e dati che nessun libro mai potrebbe rivelarci, scrutiamo le sue movenze, i suoi comportamenti, le sue piccole manie cresciute con lei. E poi……poi invitiamola a parlarci di se, a raccontarsi, a regalarci la storia della sua vita, cerchiamo di conoscerla meglio, avremo la possibilità di vivere emozioni indimenticabili, forse scopriremo una persona nuova, forse le vedremo le lacrime agli occhi e si asciugherà il naso col suo fazzoletto ricamato, ma quando più tardi russerà come un trombone davanti alla TV, noi torneremo con il pensiero ai suoi racconti, eventi che non conoscevamo, appartenuti alla sua infanzia, alla sua giovinezza, alla nostra famiglia, magari anche curiosi o stravaganti, o addirittura illuminanti, e allora quel russare non sarà più tanto fastidioso, anzi ci farà tenerezza, e alla fine della vacanza, quando ella se ne ritornerà a casa, noi, nei nostri silenzi, ci renderemo conto di aver imparato tanto, capiremo che quei giorni sono stati una lezione di vita di cui potremo far tesoro, un insegnamento su come vivere le emozioni. Avremo una consapevolezza diversa che istintivamente applicheremo alla nostra esistenza, guidati da chi ha già vissuto.

Non vi ho fatto tutto questo discorso con l’ardire di insegnarvi a rapportarvi con i vostri parenti anziani, ma per sottolineare che la vita si può osservare da diverse angolature, ed è questo un concetto che si può applicare a qualsiasi situazione. Pensiamo per esempio alla malattia, quella che arriva inaspettatamente e che ci preoccupa, ci spaventa, ci procura ansia, ci fà dire “Perchè a me?“, la malattia è una zia Pasqualina qualunque. Forse il paragone è bizzarro e singolare, ma il concetto non cambia. Lasciamo perdere ciò che ci hanno insegnato, smettiamo di credere che quando siamo malati dobbiamo curarci per uscire al più presto da quello stato. La malattia è zia Pasqualina che ci porta consiglio, non è vero ciò che abbiamo sempre creduto, e cioè che è una cosa orribile, capitataci per sfortuna, non dobbiamo pensare di dover iniziare una lotta contro di lei per salvarci, si tratta invece di una reazione riparatrice, del nostro corpo perfetto, ad uno strappo, un problema che si era già creato molto prima mentre noi non ci siamo accorti di nulla. Consultiamo il nostro medico, serviamoci  dei medicinali più necessari se ci servono e ci fanno star meglio, perchè al momento il corpo è debilitato, ha bisogno di un supporto, ma teniamo presente che spessissimo la malattia è una riparazione. Tutto dipende da noi, se vivremo quei giorni sperando che se ne vada al più presto e faremo di tutto perchè ciò avvenga, quando se ne andrà non avremo capito niente di ciò che era venuta a dirci, e allora ci sarà un tempo in cui tornerà per farsi ascoltare. C’è un’ospite importante in casa, consideriamola per quel che merita. Osserviamola, ascoltiamola, accettiamola, amiamola, cerchiamo di capire cosa è venuta a dirci, deve esserci silenzio intorno perchè la sua voce è flebile, viene dal profondo dell’anima, ma se presteremo attenzione ci dirà qualcosa, qualcosa che non dovremo scervellarci con la mente per capire, ma che intuiremo col cuore, senza alcuna fatica, quando sarà il momento.

Basta l’intenzione.

La malattia che è dentro di noi è una creazione del nostro corpo fisico, dobbiamo imparare a ragionare diversamente da come abbiamo fatto sempre, quello che abbiamo pensato fino ad ora ci ha portato troppo spesso a grandi sofferenze, proviamo a cambiare, proviamo ad ammettere che la malattia non ci arriva dall’esterno, e neanche perchè siamo degli sfigati tremendi senza speranza, ma è invece la conseguenza ad uno o più traumi emotivi, l’effetto dei nostri pensieri, ecco perchè si dice “pensa positivo”, perchè se avessimo il coraggio di essere sempre positivi, a qualsiasi costo, le disgrazie, i problemi, le magagne, cesserebbero di far parte della nostra vita e noi non ci ammaleremmo. Ma noi non ci crediamo, quindi la malattia è sempre un arrivo a sorpresa che ci coglie impreparati e ci terrorizza, altro trauma emotivo, altre negatività.

Quello che ella ci chiede è di essere soprattutto considerata, ci dirà cosa stiamo sbagliando nella nostra vita, cosa dobbiamo smettere di fare per non danneggiare ulteriormente il nostro corpo, ci dirà che c’è una parte della nostra fisicità che sta cedendo per aver sopportato emozioni negative troppo pesanti, ed ora ha bisogno delle nostre attenzioni, per ristabilire le cose, ora le necessita un sovraccarico di pensieri positivi, non è difficile,  basterà accettarla, volerle bene, perchè sarà venuta a darci un’informazione,  non per farci morire, in verità  siamo dotati dell’attitudine all’autoguarigione e, come tutto il creato, sospinti inesorabilmente verso la vita. Il nostro corpo fisico è così perfetto che è uscito con lode dal corso di sopravvivenza, ne sa molto più di noi, lasciamolo fare senza interferire con le nostre convinzioni. Siamo malati? non sappiamo spiegarci come sia potuto accadere? siamo spaventati? ok, curiamoci, ma intanto ribaltiamo i nostri pensieri, diamo per scontato che si tratta solo di una riparazione, che tutto si svolge da se, che tutto andrà a buon fine, pensiamoci già guariti, pieni di salute, felici, e ringraziamo il nostro corpo per l’ottimo lavoro che sta svolgendo.

IL NOSTRO CERVELLO MANDA ORDINI A TUTTO IL NOSTRO FISICO E NON E’ IN GRADO DI DISTINGUERE TRA LA REALTA’ E LA VISUALIZZAZIONE CHE NOI GLI INVIAMO.

Quindi se pensiamo che siamo gravissimi e stiamo per morire, questa, per il cervello è la realtà, e invierà ordini inerenti a tale concretezza. Se pensiamo che la malattia è solo una ricucitura riparatrice, positivamente risolutiva, questa, per il cervello, sarà la realtà, e agirà di conseguenza.

Cambiamo nome alla malattia, questa parola ha assunto il significato di malessere, di sofferenza, di qualcosa di sbagliato nel nostro corpo, da scacciare il più presto possibile, invece non è così. Io la chiamo zia Pasqualina, fa meno paura, è più divertente, a volte facciamo fatica a comprenderla, ma il nostro corpo sa agire  aldilà della nostra comprensione perchè è il sacro tempio che ci accompagna per tutta la durata del viaggio su questo pianeta, e raccoglie tutto ciò che incontriamo strada facendo, lo custodisce, lo protegge, ogni nostra cellula ha racchiusa in se la memoria di ogni nostro pensiero, di ogni nostra emozione, è un bagaglio come quello che ci procuriamo con le esperienze, e prima o poi salterà fuori a mostrarsi in tutta la sua appariscenza. E’ ovvio che se i nostri pensieri e le nostre emozioni sono stati, vuoi le difficoltà della vita, perlopiù negativi, il fardello sarà una zia Pasqualina un pò incazzosa, battagliera e ribelle, in caso contrario sarà magari solo un pò noiosa. In ogni caso lasciamola sfogare, diamole amore e cerchiamo di comprenderla, anche se non sappiamo il perchè ella sia così com’è. L’amore è la forza più potente che esista, non abbiamo neppure idea di come possa mutare la realtà a nostro favore.

Non scacciamo dunque mai zia Pasqualina quando viene in visita, facciamole capire che sappiamo perchè è venuta, non certo per cambiare aria, ma per aiutarci, e quando se ne andrà sarà come se fosse Pasqua, perchè se ci saremo sforzati, almeno un pochino, di considerare la festa, ci sentiremo rinati.

Per chi volesse saperne di più:

http://disinformazione.it/legge%20ferrea.htm

vecchiachecuce

foto: irene spagnuolo.blogspot.it

 

 

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